Il loop mortale di Else – di Carlo Carbotti / TeC Lab

Un tavolo al centro della scena, coppe di champagne dal contenuto non convenzionale, uno specchio che restituisce una realtà distorta. Distorta come la mente di Else, protagonista della novella di Arthur Schnitzler andata in scena lo scorso 26 settembre al teatro di Villa Torlonia nell’ambito del Pugliashowcase 2018. L’adattamento del regista Carlo Bruni e della protagonista Nunzia Antonino è però non convenzionale (come il Veronal, barbiturico usato non per indurre l’ipnosi ma per suicidarsi) in primis per il deciso scarto anagrafico fra la diciannoenne protagonista dell’originale e quella ben più matura attrice.

Uno scarto che si insinua nella mente dello spettatore sin dall’inizio e che certamente spiazza il pubblico, colpito dall’intensa recitazione di Antonino che riesce comunque a calarsi nei panni di una ragazza (Else, appunto) costretta a vendere il proprio corpo per saldare i debiti di gioco contratti dal padre col signor Dorsday, un commerciante di opere d’arte.

“Trentamila, cinquantamila”, un vero e proprio tariffario snocciolato da Else che – fra una coppa di Veronal e un’altra ancora – vive il dramma di chi è sospeso fra la dimensione del “devo” e quella del “vorrei”. Else è sola, ha ricevuto la notizia del debito da ripianare attraverso una fredda lettera inviata dal padre. Inquietante missiva che a un certo punto diventa una maschera (o uno schermo protettivo?) sul viso della protagonista, per essere infine accartocciata al termine del climax, come la vita della stessa povera ragazza. Else cerca un appiglio per sopravvivere ma ogni tentativo è vano.

Il finale è già scritto, l’esistenza di Else è disgregata e implode nel buco nero della solitudine. Quel buco nero che risucchia tutto: anima, corpo, speranze, paure e per ultime le otto coppe di cristallo, countdown di un loop letale pronto a ripartire.

Trentamila, cinquantamila, devo, vorrei.

Carlo Carbotti

(Foto di Mariablu Scaringella)