Else, lo spettacolo giusto nel posto sbagliato – di Davide Notarantonio / TeC Lab

Tre specchi deformi attaccati l’uno con l’altro; una sedia girata verso di essi, posata leggermente verso sinistra; una lunga piattaforma aggettante sulla platea e leggermente pendente verso il basso; sopra la piattaforma, una lunga tovaglia bianca con sopra otto coppe di champagne. Questo è l’impianto scenico all’interno del quale Nunzia Antonino ha vestito i panni del personaggio di Else, nello spettacolo dall’omonimo titolo andato in scena al Teatro di Villa Torlonia per il Puglia Showcase 2018. Il testo è ispirato alla novella di Arthur Schnitzler e riadattato dalla stessa Antonino e da Carlo Bruni, regista dello spettacolo. Racconta i tormenti di una giovane diciannovenne austriaca costretta a vendere il proprio corpo a un vecchio mercante per ricevere i soldi necessari a riscattare i debiti di gioco del padre ed evitargli la galera. Il senso del dovere e la dignità come essere umano dotato di un libero arbitrio combattono dentro la psiche di Else, l’uno cerca di prevaricare l’altro, ma nessuno ne esce vincitore, causando una profonda rottura emotiva che spinge la protagonista alla follia e alla dipendenza dal veronal, che sorseggia dalle coppe di champagne poggiate sopra la tovaglia.

Antonino, tuttavia, non è una diciannovenne – per quanto cerchi di imitare una recitazione fanciullesca, fin troppo forzata – e non rende chiaro se ciò che il pubblico assiste sia lei che ricorda il suo passato, che lo interpreta o semplicemente sia un delirio del personaggio Neanche la regia ci aiuta in questo senso, preferendo far lavorare l’attrice ad un uso della voce monotòna quasi costante, movimenti scenici e gesti spesso ripetuti più di due volte, e un uso dei segni non molto chiaro. Ma non sempre, spunti interessanti ne ha avuti: giochi di luce molto emozionanti con il lavoro attoriale della Antonino, una particolare scena del finale dove la scenografia si disgrega assieme alla sanità mentale del personaggio di Else. Pochi spunti interessanti non possono però salvare una performance che già di partenza non riesce a coinvolgere il pubblico. Era stata pensata per essere rappresentata su di un tavolo, con gli spettatori seduti attorno, mentre qui ci troviamo sopra il palco di un teatro all’italiana.

Davide Notarantonio

(Foto di Mariablu Scaringella)